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Il Contratto Servizio Energia o CSE è stato introdotto dalla Legge 10/91 e una sua definizione precisa è contenuta nel DPR 412/93 all’art. 1, comma 1, lettera p, dove si afferma che:

“per Contratto Servizio Energia si intende l’atto contrattuale che disciplina l’erogazione dei beni e servizi necessari a mantenere le condizioni di comfort negli edifici, nel rispetto delle vigenti leggi in materia di uso razionale dell’energia, di sicurezza e di salvaguardia dell’ambiente, provvedendo nel contempo al miglioramento del processo di trasformazione e di utilizzo dell’energia.”

Il legislatore ha così riunito gli obiettivi di comfort e di risparmio energetico, indicando nel processo di miglioramento dell’efficienza energetica il modo di perseguire queste due esigenze.

In generale il Servizio Energia deve prevedere l’assunzione di responsabilità da parte di un soggetto terzo (la ESCO) per quanto riguarda l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici del committente, includendo in particolare: l’acquisto e la gestione dei combustibili, le manutenzioni ordinarie e straordinarie, la misurazione e contabilizzazione del calore con apparecchi certificati e di affidabilità garantita, il controllo dell’impianto nel rispetto delle norme in materia di sicurezza, di contenimento dei consumi energetici e di salvaguardia ambientale e più in generale la gestione di tutti gli aspetti amministrativi e normativi legati alla fornitura del servizio.

La normativa più recente sui Contratti Servizio Energia fa riferimento alla Direttiva Europea 2006/32/CE, la quale è stata recepita con il D.Lgs. 30 maggio 2008 n. 115. Nell’Allegato II del documento sono descritte le caratteristiche fondamentali dei contratti con garanzia delle prestazioni.

Un Contratto di Servizio Energia deve prevedere in particolare:

  • la diagnosi energetica iniziale con predisposizione dell’attestato di certificazione energetica, al fine di stabilire il fabbisogno di energia primaria per la struttura in esame (kWh/m2 o kWh/m3) in modo conforme al D.Lgs. 192/05 e successivi decreti attuativi
  • l’indicazione degli interventi proposti per la riduzione dei consumi energetici, il miglioramento degli impianti e delle strutture edilizie, l’utilizzo di fonti rinnovabili
  • l’assunzione della mansione di Terzo Responsabile da parte del fornitore del CSE
  • l’indicazione che tutte le opere eseguite durante la conduzione del CSE, i beni e i materiali impiegati resteranno di proprietà del committente al termine della durata contrattuale, di norma compresa tra uno e dieci anni.
  • In aggiunta a tali caratteristiche, un Contratto di Servizio Energia “Plus” deve prevedere:

  • una riduzione dell’indice di energia primaria dichiarato sull’attestato di certificazione energetica per la climatizzazione invernale del 10% e del 5%, rispettivamente per la prima stipula contrattuale e per le eventuali stipule successive
  • l’aggiornamento della certificazione energetica a valle degli interventi.
  • In Italia il legislatore, per facilitare l’adozione di queste formule contrattuali, ha previsto in ambito domestico l’applicazione dell’aliquota ridotta IVA del 10%.

Attenzione a non fare confusione!

Successivamente all’uscita del DPR 412/93, si sono sviluppate alcune tipologie contrattuali, fra cui la Gestione a forfait, la Gestione a Gradi-Giorno, la Gestione a Ore Calore, la Gestione a Contabilizzazione del Calore, che non bisogna assolutamente confondere con il Contratto Servizio Energia.
Generalmente tali contratti non prevedono infatti né diagnosi energetiche, né interventi straordinari volti all’efficienza energetica. Sono soltanto contratti che comprendono gestione e manutenzione ordinaria e come tali non rendono chiaro il valore aggiunto apportato dall’intermediario. I difetti di forma di tali tipologie contrattuali si riscontrano sia dalla parte del fornitore, sia dalla parte dell’utilizzatore dell’energia termica.
In una “gestione a forfait”, ad esempio, accade frequentemente che l’intermediario non abbia modo di controllare la corretta gestione/utilizzo del calore da parte dell’utente e risulti vittima degli sprechi che non possono essere contabilizzati. All’estremo opposto, in una “gestione a contabilizzazione del calore”, il maggior consumo da parte dell’utente porta a maggiori guadagni del fornitore e pertanto, se non sono previsti appositi meccanismi contrattuali correttivi, disincentiva gli interventi di efficienza energetica a carico del fornitore del servizio e rischia di vanificare quelli messi in atto dall’utilizzatore.
Contratti di questo tipo hanno raramente consentito risparmi energetici significativi a parità di comfort fornito, e quasi mai hanno previsto la riqualificazione delle centrali termiche utilizzando tecnologie innovative e fonti di energia rinnovabili o assimilate.
Nonostante tali difetti, queste tipologie contrattuali hanno avuto una discreta diffusione, soprattutto presso i grandi immobili pubblici. Esse tuttavia NON accolgono lo spirito innovativo del DPR 412/93, come invece avviene nel Contratto Servizio Energia. Pertanto, a questi contratti non può essere applicata l’aliquota IVA ridotta al 10%.